Il 13 novembre la testata giornalistica iraniana Mizan News ha riferito che un tribunale di Teheran ha giudicato una persona, coinvolta nelle attuali proteste contro il regime, come colpevole di “moharebeh”, cioé “ostilità verso Dio”. Ne è scaturita la prima sentenza di condanna a morte a causa delle rivolte in corso (purtroppo, altre decisioni simili sono arrivate nei giorni successivi).

I capi di imputazione erano formulati perché il condannato aveva dato fuoco a un edificio del governo. Le accuse comprendevano anche delitti contro l’ordine pubblico, reati contro la sicurezza nazionale e l’“efsad fil-arz” (“corruzione sulla terra”), che prevede la pena di morte nel sistema legale dell’Iran, basato sulla Sharia.

La politica delle autorità è chiara. Il capo della magistratura Gholamhossein Mohseni Ejei ha dichiarato che “i colpevoli” vanno identificati e giudicati, in modo da ottenere anche un effetto deterrente sugli altri.

In questo quadro, appena dopo le prime rivolte a settembre, un canale Telegram è apparso online ed è subito scomparso: @setad114channel. Chiedeva agli utenti di fornire informazioni sulle persone che partecipavano alle proteste. La sua storia e le conseguenze che ne sono derivate possono dirci di più sulla repressione della Repubblica Islamica.

Setade114, una cyber inchiesta

Il canale Telegram e l’IRGC

Il 22 settembre, @azizamtara denunciava su Twitter che il canale Telegram @setade114 stava “postando immagini e video non censurati di manifestanti, per identificarli e poi arrestarli”.

Le proteste contro le istituzioni clericali erano esplose qualche giorno prima, dopo la morte, il 16 settembre, di Mahsa Amini, una ventiduenne fermata dalla polizia perché avrebbe violato le norme che obbligano le donne a indossare il velo.

Solo pochi hanno creduto alla versione ufficiale secondo cui la ragazza è morta per cause naturali. L’episodio ha risvegliato le coscienze di molte persone (in Iran e all’estero), comprese le donne più giovani, che stanno sfidando il regime autoritario di Tehran.

Manifestazione di Vancouver Ph:@sima.ghaffarzadeh

Manifestazione a Vancouver Ph:@sima.ghaffarzadeh

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) è intervenuto immediatamente per sedare le proteste. Si tratta di un ramo delle forze armate, fondato dopo la Rivoluzione Iraniana nel 1979. Queste Guardie dovrebbero proteggere il sistema politico, prevenendo interferenze straniere e colpi di stato da parte dell’esercito o di altri “movimenti”.

Il 23 settembre l’utente Twitter @mollaee_saeed aveva condiviso i nomi dell’account Telegram @setade114 e dell’associato @setad114channel, collegandoli proprio all’IRGC. Il tweet di Saeed è ancora visibile tramite Way Back Machine, un archivio digitale che permette ai visitatori di andare indietro nel tempo e osservare come le pagine web apparivano in passato. Invece, l’account @mollaee_saeed non è più su Twitter.

In effetti, per l’IRGC, i social network potevano essere un modo per impostare un controllo su manifestazioni estese oppure non direttamente monitorate. Non a caso, avrebbero potuto scegliere Telegram per raggiungere più persone. La ricercatrice e attivista Mahsa Alimardani, che lavora all’Università di Oxford, ha dichiarato al sito Atalayar che “Telegram è la terza applicazione social più usata in Iran e la seconda per ordine di importanza”. @setade114 ha avuto una prevedibile risonanza.

TGStat, dentro il canale

Entrambi gli account @setade114 e @setad114channel si trovavano anche su Twitter. Sono stati sospesi su questa piattaforma per aver violato le regole del social media. Non sono più visibili neanche su Telegram.

Info Setad114channel

Informazioni su Setad114channel

Ma c’è uno strumento che può aiutare a recuperare le loro attività passate. TGStat è un catalogo di canali e gruppi Telegram. Si digita il nome di un account e il sito fornisce le sue statistiche e le sue attività.

Cercando @setad114channel, si può esaminare la sua scheda. La descrizione dell’utente recitava: “Trattiamo con decisione coloro che disturbano la pace e l’ordine della società. Link: @setade114”. Stando a TGSTAT, il canale è stato creato il 22 settembre e ha avuto il tempo di pubblicare 11 post prima della sua scomparsa. Il catalogo ne mostra 8.

I post

I post erano in Persiano (il traduttore di Google aiuta a capirne il senso). Assieme al testo, due di questi contenevano video, mentre quattro riportavano anche immagini. I contenuti multimediali non sono visibili su TGStat. Ma le parole lo sono.

L’ultimo post

Quello che viene segnalato come l’ultimo post è stato pubblicato il 22 settembre alle 22:55. Nella sua versione orginale conteneva un video di 1 minuto e 46 secondi.

Il testo invece informava su un arresto: “Con la collaborazione delle persone e le misure di intelligence, uno dei vandali della proprietà pubblica di Kerman è stato identificato e arrestato in meno di 24 ore dai soldati anonimi dell’Imam Zaman nell’Organizzazione di Intelligence IRGC“. In effetti, l’IRGC era citato chiaramente.

La serie di quattro post

In precedenza, alle 21:34, il canale aveva pubblicato quattro post in serie, con immagini (ora non visibili) che presumibilmente mostravano degli individui.

Il testo di questi post era lo stesso: “Sospettato numero uno. Se conoscete questa persona che ha fatto da guida nelle rivolte e avete informazioni su di lei, mandatecele a @setade114″. Nella serie, i quattro post cambiavano solo il numero dei sospettati (e probabilmente l’immagine collegata): “Numero Uno” nel primo post, “Due”, “Tre” e “Quattro”, rispettivamente, nei post successivi.

I vandali

Alle 21:19, era stato pubblicato un altro post. “Con la collaborazione delle persone e le misure di intelligence”, recitava il testo, “uno dei vandali della proprietà pubblica di Isgahan è stato identificato e arrestato in meno di 6 ore dai soldati anonimi dell’Imam Zaman nell’organizzazione di intelligence IRGC”. Ancora una volta, veniva citata l’IRGC. Come prima, l’arrestato era considerato un “vandalo”.

L’obiettivo del canale

Il post con l'obiettivo

Qualche ora prima, alle 15:34, in un annuncio precedente, il canale aveva spiegato il suo obiettivo. “Stiamo vivendo nei giorni in cui il nemico sta attaccando la nostra unità”, si leggeva nella comunicazione, “e stiamo avendo testimonianza del massimo sforzo distruttivo da parte di ipocriti, terrortisti e gruppi anti-rivoluzionari nello spazio virtuale e mediatico del Paese“.

“Il nemico, con un comportamento simile all’ISIS, non ha altro proposito che indebolire la sicurezza della società e per raggiungere questo traguardo, usa qualsiasi tattica, comprese azioni terroristiche o l’attacco a onore, vite e proprietà delle persone, creando disordini e insoddisfazione”, continuava il post, attribuendo al nemico un “comportamento simile all’ISIS”. Alla fine, un invito all’azione: “Per questo motivo, tutti gli utenti sono invitati a mandarci notizie e informazioni, incluse foto, video, dati personali dei provocatori”.

Il Primo Post

Il primo post del canale era stato pubblicato qualche minuto prima, alle 15:29, con poche parole che davano inizio alle attività dell’account: “nel nome di Dio”.

La scomparsa

Attivo per sole 8 ore, questo canale ha raggiunto decine di miglaia di utenti. Ma è stato subito biasmiato per i suoi metodi da molti, compreso l’attivista Nima Fatemi.

Il 23 settembre un messaggio del canale Telegram @emmawatson (profilo iraniano non ufficiale dell’attrice e attivista inglese) diceva: “Telegram ha bloccato e rimosso il canale del Ministero dell’Informazione dell’Iran per la trasgressione delle regole della piattaforma! In più, coloro che lo gestivano e lo amministravano hanno completamente cancellato i loro account: @setade114 @setad114channel. Il canale è stato rimosso per violazione delle leggi sulla privacy e per la pubblicazione di immagini dei manifestanti“.

Ad ogni modo, lanciare il sasso nello stagno ha avuto effetti immediati.

Gli imitatori

Stando al 21 novembre, una ricerca di “setad114” su Telegram elenca molti canali con minime differenze nel nome, nella foto profilo o nelle descrizioni.

Numerosi replicano lo stesso logo dell’account rimosso “setade114”. Fra questi ci sono @channel_setad114, @setad114chanelllll e @setad114s. Altri hanno la bandiera dell’Iran come immagine profilo. Ma uno di questi si distingue per la foto profilo di un uomo coi baffi che indossa un uniforme: @setad114channell (con una doppia “l” finale). Questo canale dovrebbe allarmarci?

Telemetr.io, le statistiche del profilo

Informazioni sul canale Setad114cahnnell

Informazioni sul canale Setad114cahnnell

Telemetr.io è un altro strumento di analisi per il social Telegram. Se si cerca un profilo, il servizio fornisce le statistiche, la storia del canale e le menzioni da parte di altri utenti. Cercando @setad114channell, ci sono due citazioni: una da parte di @werner_selection (datata 23 settembre) e una da parte di @sniffffi (datata 24 settembre). Entrambe condividono timori perché l’account avrebbe spiato i manifestanti.

L’attore Farhad Aslani

Ma chi è la persona in questa foto profilo? La ricerca inversa delle immagini di Google è uno strumento che mostra la fonte di un’immagine sul web. Interrogando il motore di ricerca sulla foto di @setad114channell, si può scoprire che non è collegata alla polizia, ai servizi segreti o a istituzioni politiche. Lo scatto proviene dalla pagina Facebook dei fan dell’attore iraniano Farhad Aslani, ripreso durante la registrazione della serie tv “Shahgoosh”, in cui interpretava un personaggio di rilievo.

Il canale non sembra ufficiale. In effetti, è stato creato il 28 dicembre del 2021. Telemetr.io permette di vedere anche la sua storia. L’avatar dell’account è cambiato più volte e ha assunto l’immagine di Aslani solo il 23 settembre.

Avatar Impersonator Channel

Gli avatar di setad114channell

Il nome del canale

Anche il nome del canale è cambiato. Il 3 gennaio del 2022 era “Night Blue Nissan Series” (il nome di un’altra serie iraniana). E’ stato modificato con “Blue Nissan Jeeran series” a febbraio. Il 22 aprile è stato sostituito con “Open book program”. Alla fine, il 23 settembre, è diventato “Setade114”.

Questo account non è molto attivo, nonostante gli oltre 33mila iscritti. Fra i suoi messaggi più recenti, uno sembra rilevante.

Il 22 settembre @setade114channell ha postato l’istantanea di un tweet di @alikarimi_ak8. “Non occuparti delle banche. Non fare niente alle donne che indossano il velo; niente contro il Corano, il libro sacro; niente contro chi non è con te in queste proteste. Chiunque sia chi metta in atto queste azioni, non seguirlo, è solo parte del loro piano per voi, mia cara gente”.

Il controllo dell’intelligence

La sitazione è preoccupante. Le autorità non sembrano tollerare alcuna interferenza alle loro politiche. Ma i cittadini chiedono un cambio nell’atteggiamento della Repubblica verso le persone. Molti stanno sollecitando una rivoluzione per sostiuire un regime liberticida.

Il ruolo dei social media è ambivalente. Da un lato, sono diventati un mezzo per mobilitare gli individui. D’altra parte, “gli attacchi sui social possono anche funzionare come precursori” per delle ritorsioni, come scrive il giornalista della Columbia Journalism Review, Pesha Magid.

A seguito dei disordini, anche imitatori o sedicenti agenti si stanno espandendo in rete. La tendenza è in crescita. Il 26 ottobre Telegram ha addrittura lanciato un’asta per la compravendita di nomi rari. “Questa permetterà [agli utilizzatori] di vendere e comprare i nomi utenti o i nomi dei canali”, spiegava il comunicato stampa. La confusione potrebbe aumentare.

Riconoscere identità false si profila come una nuova prova, anche per manifestanti e gente comune. Utenti diversi sono tutto, fuorché identici.

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