Monero, la criptomoneta non tracciabile

Monero è una criptomoneta non tracciabile. Come il Bitcoin, una blockchain registra le transazioni. Ma, a differenza del Bitcoin, i dati sono offuscati con tre espedienti. Per questa ragione, Monero è popolarissima fra i cyber criminali.

Il progetto open-source Monero è stato lanciato nel 2014 dal suo principale sviluppatore Riccardo Spagni, sostenendo che “privacy e anonimato sono gli aspetti più importanti delle monete digitali”.

1) Le firme ad anello

Anzitutto, per nascondere i dati delle transazioni, Monero usa firme ad anello: ogni transazione è inserita e raggruppata assieme ad altre, non collegate. Il trasferimento da un utente A a un utente B è mischiato con altri trasferimenti di altri utenti e dislocato lungo la lista delle transazioni, nascondendo i dettagli del movimento.

2) Il Ring Confidential Transactions (Ring CT)

In più, nel 2017, Monero ha introdotto il Ring Confidential Transactions (Ring CT). L’importo totale di ogni operazione viene suddiviso in multiple transazioni: per esempio, un trasferimento di 100 XMR (unità monetaria di Monero) è registrato come tre diverse transazioni di 19 XMR, 54 XMR, 27 XMR, rendendo ancor più difficile tracciare i movimenti.

3) Gli indirizzi “Stealth”

In aggiunta, Monero usa indirizzi “stealth” (letteralmente nascosti, furtivi). Questi generano indirizzi monouso per ciascuna transazione, oscurando i dettagli della blockchain pubblica. Nascondono in pratica la destinazione, “in modo che gli osservatori esterni non sappiano a quali indirizzi determinati output – letteralemente tradotto uscite (da intendere come contenitori di valore, simili alle banconote) – sono assegnati”(fonte: getmonero.org).
Nel settembre del 2020, il dipartimento delle indagini criminali dell’Agenzia delle Entrate statunitense ha annunciato una ricompensa di 625mila dollari per chi riuscisse a sviluppare strumenti che aiutino a tracciare Monero. Nel 2021 la ricompensa è stata raddoppiata, raggiungendo 1,25 milioni di dollari