Il 14 maggio 2021 la Galleria degli Uffizi di Firenze ha creato (“coniato” in gergo) e venduto il suo primo NFT: un’immagine digitalizzata del capolavoro di Michelangelo “Tondo Doni”. Il dipinto fisico è ancora nella Galleria, ma una donna romana ha comprato la sua rappresentazione digitale per 170mila dollari. L’NFT ha un certificato di autenticità firmato dal direttore del museo Eike Schmidt. E’ solo un’immagine “autenticata” o molto di più? La domanda investe il mondo cyber ormai da anni e i criminali ne approfittano.

Che cosa sono gli NFT?

Gli NFT (Non-Fungible Tokens, in italiano “gettoni non intercambiabili”) sono beni digitali.

Come per le criptomonete, una blockchain ne registra il possesso e li autentica. Ogni movimento (scambio, vendita o acquisto) è tracciato e verificato con un contratto intelligente.

A differenza delle criptomonete, però, non sono intercambiabili. Un’unità di bitcoin ha lo stesso valore e la stessa forma di una qualsiasi altra. Gli NFT non sono intercambiabili perché hanno numeri di autenticazione diversi fra di loro, diversi contratti e diverse ricevute di possesso.

Gli NFT sono la rappresentazione digitale di un bene unico. L’oggetto rappresentato può essere qualsiasi cosa: un tweet, un SMS, una foto, un dipinto. L’NFT crea un “token” virtuale di questo elemento.

La scarsità contro la mentalità del pulsante destro

Come una classica opera d’arte, un NFT è unico. Per questo, gli NFT hanno introdotto il concetto di scarsità nel mondo digitale, assegnando più valore ad ogni “token” (gettone). Alcuni artisti hanno visto gli NFT come un modo per vendere le proprie opere in modi finalmente remunerativi.

Eppure, non tutti sono d’accordo. Gli NFTs rappresentano di solito video, immagini, GIF considerati unici. Un NFT può essere, ad esempio, la rappresentazione digitale dell’illustrazione di una scimmia. Ma se questa illustrazione della scimmia viene svelata, chiunque la veda su internet può cliccare con il pulsante destro del mouse e salvarla sul proprio computer.

Il dibattito è aperto. Alcuni pensano che comprare un NFT renda chi acquista il vero “proprietario” dell’immagine attraverso una ricevuta. Altri non vedono alcuna differenza fra ottenere un ceritifcato di autenticità o conservare un file JPEG sul loro computer senza averlo acquistato.

Sono posizioni che toccano il nucleo del concetto di arte: l’autenticità, l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità digitale, parafrasando il filosofo tedesco Walter Benjamin.

I cyber crimini con gli NFT e gli altri crimini

Oggi, gli NFT sono essenzialmente beni speculativi. Per questo, sono soggetti ad una serie di crimini.

Crimini d’arte

Come opere d’arte uniche, gli NFT sono soggetti a crimini d’arte tradizionali nonostante vengano eseguiti con mezzi digitali:

  1. vendita di falsi: gli hacker possono vendere una copia non autentica di un NFT; oppure i truffatori possono promuovere gli NFT come se il creatore fosse una persona diversa, ad esempio il vero artista;
  2. riciclaggio di denaro: il valore scambiato in mercati NFT da fonti illegali ha superato 1,4 milioni di dollari nell’ultimo trimestre del 2021, secondo la società Chainalysis;
  3. insider trading: lo scorso settembre, un impiegato della piattaforma OpenSea (dove gli NFT vengono venduti) ha utilizzato alcune informazioni per comprare degli NFT prima della promozione sul sito;
  4. Sfruttamento dei diritti d’autore: la proprietà di un NFT non comprende il possesso dei diritti d’autore o dei diritti di proprietà intellettuale del bene sottostante l’NFT. Lo scorso novembre, lo studio cinematografico Miramax ha intentato una causa contro il regista Quentin Tarantino, accusandolo di violazione del diritto d’autore. Tarantino voleva vendere degli NFT basati sulla sceneggiatura del suo film “Pulp Fiction” (1994). Ma lo studio sostiene di possedere ancora i diritti della pellicola.

Cyber Crimini

Gli NFT sono soggetti a cyber crimini più specifici (hackeraggio, rug pull, wash trading) in quanto beni digitali.

Hackeraggio degli account

Gli account di NFT sono portafogli digitali in cui i token posseduti sono conservati. Nel marzo del 2021 la piattaforma Nifty Gateway ha informato che alcuni utenti hanno visto accessi irregolari ai loro account (hackeraggio), probabilmente dopo il furto delle password. Alcuni NFT sono stati rubati, altri sono stati acquistati e poi rubati utilizzando i dati delle carte di credito conservati online.

Alcuni utenti coinvolti sono riusciti a recuperare le loro perdite, anche se quando un contratto intelligente esegue il trasferimento di un NFT, non potrebbe revocarlo. Per evitare questo tipo di problemi, si è proposto di introdurre un registro degli NFT rubati o acquistati dopo una truffa.

I Rug Pull

Un cyber crimine molto frequente è il cosiddetto “rug pull“. I creatori di una collezione di opere NFT publicizzano i loro “token” per venderli, proponendo anche un percorso di crescita del progetto artistico. Nel caso di un “rug pull”, i truffatori chiudono il progetto appena guadagnano dei soldi, scomparendo con i fondi degli investitori.

L’ultimo caso eclatante è successo lo scorso gennaio. I creatori di Frosties, una collezione digitale di figurine di personaggi con cucchiai da gelato, sono scomparsi con 1,2 milioni di dollari guadagnati con il progetto-truffa. La lista di rug pull è ampia ed è destinata ad allungarsi.

E’ difficile riconoscere un progetto disonesto da uno affidabile. Anche i truffatori gestiscono profili nei social network, forniscono informazioni dettagliate sui “token” e creano gruppi attivi su Discord (un’applicazione utilizzata principalmente per comunicazioni sugli NFT).

Il Wash Trading

Un’altra prassi comune è il wash trading. I creatori di un NFT eseguono una transazione in cui il venditore e l’aquirente sono la stessa persona. I truffatori vendono e comprano il bene con gli stessi soldi, con l’intento di far apparire il valore dell’NFT più alto di quello reale. Successivamente, possono rivendere l’NFT ad un utente esterno affermando che il “token” è stato venduto in precedenza ad un prezzo molto alto.

Secondo le statistiche sull’ecosistema NFT, riportate in un articolo pubblicato su “Nature” nel 2021 (“Mapping the NFT revolution“), il 10 % dei traders più attivi da soli eseguono l’85 % di tutte le transazioni. Nel 2021, la società Chainalysis ha identificato un gruppo di 262 utenti che hanno venduto NFTs a portafogli autofinanziati per più di 25 volte. La maggior parte di chi pratica wash trading non guadagna niente. Ma chi ha successo “gudagna tanto che, nel complesso, questo gruppo di 262 utenti ha avuto un profitto immenso”.

La bolla dei tulipani

Nel marzo del 2021, il giornalista Scott Reyburn sul “New York Times” si chiedeva se gli NFT sono “la nuova frontiera nel trading o una nuova forma di Tulipani”. Nel XVII secolo, una bolla nei Paesi Bassi ha fatto salire e poi crollare il prezzo dei tulipani in meno di un mese: il valore dei bulbi scese del 95 % in poche settimane. La bolla dei tulipani è diventata il “sinonimo dell’irrazionalità delle bolle finanziarie”.

L’articolo riporta alcune affermazioni (legate al progetto di NFT “B.20“) di Michael Moses, fondatore di Mei-Moses, una database di vendite all’asta. “Il valore è qualcosa che si incorpora nel tempo, non viene aggiunto in un istante” ha detto Moses.

Con gli NFT, comprare è come scommettere. Non si sa quanto i “token” possano valere, non si ha idea dei loro prezzi futuri. Un mercato non regolato e imprevedibile, adatto per truffe e frodi.

 

 

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